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Dadd
Memorie dal Fondo della Catena Alimentare


Diario


2 agosto 2010

Urbino ad agosto

    Urbino. In agosto. Urbino è un paese. Non è più una città. Qualcuno pensa che Urbino sia una città? Il concetto di città ha tutta una sua profondità. Certo non è necessario essere metropoli per essere città, questo intendo. La città ha una sua storia. Un suo intrecciarsi di vicende radicate tra asfalto, cemento e prospettive. Urbino invece è un paese.
    Intendiamoci. Le Marche sono piene di fantastici piccoli paesi. La loro caratteristica non è di essere portatori di storia e cultura. Ma solo di essere crocevia di vite contadine. Più qualche vicenda guerreggiante. Storie di confini e mura e battaglie rievocate. Più (anche) sagre. Prodotti tipici. Ma sempre di sapere e cultura contadina si tratta. E a me va bene. Ho bellissimi ricordi di sagre. E qui rischio di perdermi.
    Quello che voglio dire è che Urbino è proprio un paese. Un paese che tra settembre e giugno viene invaso dagli studenti. Nemmeno i suoi abitanti capiscono bene perché (intendo un perché fondato nelle loro carni culturalmente - quello non ce l'hanno - gli urbinati capiscono semmai che dei ragazzi vengono a fare l'università). Insomma Urbino si riempe di soggetti. Soggetti umani, in questi mesi. Poi, nei mesi in cui gli studenti se ne vanno, gli urbinati sono contenti di potersi godere il loro paese (per questo è paese) per i cazzi loro. Senza tutti quegli estranei a rompere i coglioni.
    Sì che ci campano e li rispettano. Sì che ne concepiscono l'importanza. Però sono dei corpi in più, e in un paese, un paese contadino, sono troppi. Poi va bene. Ci sta che ci stanno. Ma quei due mesi. Meglio non sforzarsi di far venire altra gente. Ad esempio dei visitatori non-studenti. Quelli che vengono a vedere quelle cose che abbiamo a Urbino. E' l'inconscio che parla. E' un modo di essere. Non è che ci facciano apposta. Ma proprio non gliene frega niente di fare altri soldi quando già ci sono questi ragazzi che vengono a fare l'università. Forse non si tratta solo di fare soldi. Ma questo gli urbinati non lo possono capire.


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26 luglio 2010

Quando la sinistra va in vacanza

    Qualche giorno fa ho saputo cambiare il filo a un decespugliatore a benzina. Poi ho saputo accenderlo. Accenderlo a benzina. Ora la giungla sta lentamente tornando giardino. C'è uno scorpione nero, temibilissimo. Non lo abbiamo toccato. E' stato definito 'il sindaco del giardino'. Cioè, lo abbiamo riconosciuto tale. Cioè, ci siamo accorti che era proprio lui, il sindaco del giardino, così abbiamo semplicemente deciso di chiamarlo con la sua carica invece che con un nome.
    Poi ci sono una serie di gatti di dimensioni non terrestri. Alcuni cicci. Altri più del genere felino atletico. Temiamo l'eventuale inserimento di mr.obama all'interno della gang. Però ha zampe già enomi e testa grande, probabilmente menerà tutti.
    Il decespugliatore fa un rumore infernale. Ho sempre avuto in antipatia i tizi che facevano rumore con gli atrezzi a motore piccoli in campagna, a meno che non fossero contadini d'esperienza. Ora il mio karma ha voluto che io mi dovessi sentire divertito a devastare le erbe infestanti col ruggito del mio decespugliatore a filo. Alle 20:10. Decisamente l'orario in cui ero solito chiamare la polizia agricola se qualcuno si fosse azzardato ad accendere anche solo una zanzariera elettrica. Alle 20:10 si sta a tavola a guardare il gioco di Fabrizio Frizzi, un po' giovani Lombroso, un po' testedicazzo ...


25 giugno 2010

La campana

    Ho maturato l'idea, probabilmente infondata, che per muovere un po' i pensieri al fine di mettere giù due righe da scrivere - per lavoro si intende - possano farmi bene due passi nel sentiero fuori casa. A volte si tratta semplicemente di una pausa.
    Poco fa sulla strada del ritorno mi ha sorpreso la campana della chiesa vicina. Era mezzogiorno e il suono di quella campana singola si propagava per tutta la valle. Mi sono chiesto a cosa servisse, quale fosse la sua utilità. Per caso mezzogiorno era l'orario in cui nel secolo scorso i contadini dovevano fermare il lavoro e prendere la strada di casa per pranzo? Si tratta di un residuo di quella funzione? No, perché i campi vicino a casa oggi erano deserti. Anche quelli un po' più lontani erano deserti. L'unica persona alla quale la campana ha comunicato qualcosa ero io.
    Che in effetti stavo iniziando a sentire un po' di fame, ma a differenza dei contadini dell'ottocento e della prima metà del novecento, avevo finito di fare colazione e girare su repubblica.it e facebook giusto alle 10:00. D’altronde quando sono da solo a casa e il pranzo smette di comparire automaticamente già pronto sul tavolo e la mia semantica culinaria si ammanta di risotti knorr già pronti, quattro salti in padella, riso in bianco, frittate con cose dentro, fettine con l’olio e sperimentazioni varie, l’orario del pranzo risponde a leggi matematiche abbastanza complesse, incroci e intersezioni difficilmente decifrabili tra gli orari di sveglia, colazione, sensi di colpa relativi alla quantità di lavoro fatto, livello di importanza delle partite dei mondiali in programma nella giornata, qualità del cibo presente in frigo e in dispensa, misurata sulla velocità di preparazione.
    Per questo l’orario scelto dalla campana per suonare diventa a sua volta arbitrario, soprattutto se sono l’unico umano a passeggiare nel caldese verso mezzogiorno. Però la cosa in sé, mi ha restituito un bel senso di comunità. Ecco. Su questo senso credo si debba lavorare.


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13 giugno 2010

Festa del PD a Urbino, festa del nulla?

    Ho appena visto il libretto della prossima Festa del Partito Democratico (ex Festa de l’Unità) di Urbino. E sono scandalizzato. 35 pagine, esclusa la copertina, delle quali 28 di pubblicità. L’ottanta per cento!!! Delle restanti 7 pagine:

- 2 sono riservate a un’introduzione del coordinatore del PD di Urbino.
- 2 sono dedicate al programma generale. Stampate in un carattere minuscolo. Senza un minimo di specificazione sui singoli eventi, senza una storia, una narrazione, un mondo cui affacciarsi. Il nulla in bianco su fondo blu. (Blu?!)
- 1 pagina dedicata agli stand d’intrattenimento e ristorazione. Anche qui il nulla. Righe in bianco senza una ragione di vita. Indicazioni ipersintetiche, generiche che non riesco a giustificare se non con motivazioni inaccettabili: mancanza di spazio? di voglia? di contenuti? -
1 pagina che pubblicizza la serata con Rosy Bindi. -
1 pagina di pubblicità per il ristorante dei volontari Se vi capita guardatelo, perché vale la pena.


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19 maggio 2010

Jackson 5 a schiaffi

    Ascoltare i Jackson 5 accende in me tag abbastanza eterogenei: ritmo, sfruttamento minori, mind control, senso di colpa, felicità. Lo si sente che è felice mentre canta. Ma che relazione c’è fra la mia percezione e quello che è successo i 30 minuti prima e dopo l’incisione? La produzione culturale moderna, diciamo da… Simmel in poi ecco, è configurata in maniera tale che la deconstestualizzazione dei contenuti possa essere la cifra del nostro consumo musicale.
    Ad esempio, un bambino deve registrare una delle traccie vocali del prossimo disco in uscita della sua band? Si sente in difficoltà? E’ inquieto e sente di non farcela? Chissà cosa gli starà girando per la testa. Un brutto sogno? Avrà litigato con uno dei suoi fratelli? Forse sente la mancanza di un oggetto in particolare: mamma, pupazzo, figurine Panini…
    E’ normale che un bambino di 5 anni faccia un po’ di storie, no? Basterebbe farlo uscire un attimo dalla sala di registrazione e adottere una qualsiasi tecnica psicopedagogica per ottenere lavoro minorile senza sentirsi responsabili di sfruttamento. Ma niente, il bambino inizia a piangere sommessamente, non lo fanno uscire e tanto che lui prova a uscire lo stesso, il padre lo aspetta dietro la porta, non appena ce l’ha a portata di tiro gli sgancia un gran manrovescio e gli dice di tornare a cantare.
    Lui canta. E’ buona. La tengono. La decisione sull’adeguatezza della traccia produce una cesura a doppio senso, da una parte l’inclusione della traccia, dall’altra l’esclusione di tutto quello che ha permesso quella produzione: reazioni biochimiche, contesto sociale e relazionale che hanno prodotto l’evento. Stampano l’lp. Poi il cd. Qualcuno carica l’mp3 in rete. Scarico l’mp3 dopo 39 anni da quell’incisione. Nessun dubbio che sarebbe venuta bene anche senza schiaffi. Io l’ascolto e chissenefrega. Ma quella registrazione, non sarà solo e per sempre la fotografia di un disagio?

    E’ anche verò che i contrattempi in sala d’incisione capitano anche ai soggetti più navigati (evento realmente accaduto):

Mixerista: ah… finalmente è arrivato lorenzo, dai che registriamo le chitarre…
Lorenzo: ah… ottimo, non immaginate che casino per arrivare, scusate il ritardo
Mixerista: dai… non ti preoccupare, abbiamo già registrato qualche parte di basso e batteria, prendi la chitarra e sistemiamo i suoni
Lorenzo: la chitarra?
Mixerista:
sì, dai, l’entrata per la sala è la dietro
Lorenzo:
Mixerista:

Lorenzo: ho dimenticato la chitarra a casa


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14 maggio 2010

Caffè nero vs caffè annacquato

Ora questo e quell'altro si metteranno a dire che non ho niente da fare. Ma, volevo dire: nessuno si è mai accorto che quando sale il caffè, la prima parte è più scura e la parte finale (ma non solo la finale, diciamo dal 60° percentile in giù) è più chiara? Per i profani... è un po' più acquosa. Questa cosa apre diversi scenari. Ovviamente se sei da solo è devi farti il caffè con la caffettiera da 2, ma non vuoi due caffè, è ovvio che da ora in poi non potrai far altro che prenderti il primo caffè versandolo nella tazzina mentre sale, preservando eventualmente il resto per altri utilizzi. La stessa cosa potrai farla quando avrai invitato a prendere il caffè un ospite poco importante: se è vero che statisticamente parlando, se io ho due polli e tu nessuno, abbiamo un pollo a testa, allora è altrettanto vero che se io ho tutto il caffè nero e tu solo acqua scura, allora abbiamo un caffè a testa, ma questo non implica affatto che io debba sostanzializzare la statistica ogni volta in cui ti invito a prendere un caffè, giusto?



[tag: forse cercavi: annacquato?]


6 maggio 2010

I 2 momenti migliori per studiare

Dopo anni di esperimenti posso confermare che le due fasi di massima lucidità nello studio sono: a) quella poco prima di addormentarsi con la faccia sul libro (in pratica si passa in uno stato di semi-incoscienza e di semi-sonno-veglia che allentando l'eccesso di razionalità e di concentrazione permette a volte di pensare oltre gli schemi); b) i primi minuti subito dopo essersi risvegliati (ci si sente un po' come sotto una dose leggera di morfina: la coscienza di sé, con tutto il suo corollario di problemi e ansie deve ancora riattivarsi in pieno, il pensiero è una specie di tabula-rasa pronta ad accogliere ogni nuovo contenuto con la freschezza mentale di chi si appresti a leggere per la prima volta).


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30 aprile 2010

Lasciate allenare il Milan a Berlusconi...

Leonardo dice di essere incompatibile con Berlusconi. Io proporrei Berlusconi come nuovo allenatore del Milan. Che grande soddisfazione che proverebbe! Allenatore a 74 anni. A San Siro. Cosa potrebbe volere di più? Decidere gli schemi, i cambi, soffrire in campo con la squadra... urlare, bestemmiare, prendersela con l'arbitro. Me lo vedo nel dopopartita intervistato da Varriale. Lo vedo mistificare... anche lì! Dato che può e il popolo milanista sarebbe con lui, lo amerebbe alla follia, proverebbe il sapore carnale dell'essere divinità in terra tutte le domeniche. Non lo chiederebbe più a me. Di 'rimando' a me rovinando il mio paese. Tutte le domeniche un bagno di folla, di amore, del vero amore di cui parla quando pensa al suo partito. Quanta fatica in meno, eh Silvio? Niente più processi. Basta. Anche questa clausola ci voglio. E poi sì, rubare se vuoi... anche lì, un campionato speciale. Il metodo Moggi aggiornato, ma rappresentato. Le telefonate con gli arbitri in diretta e lecite. Un reality con gli arbitri e te e qualche mignotta. Però non in una casa o in un'isola. Ma in Italia. Qui da noi. Fai quel cazzo che ti pare. Ma all'interno del sistema calcio. Va bene? Tutto, tutto, poi ti vendi tutto. Vendi gli spazi pubblicitari, vendi le mignotte a qualcun'altro. Gliele vendi dopo che le hai usate tu se vuoi. Sai in quanti se le prenderebbero. E anche di questo... uno spettacolo, un programma, un canale dedicato. E poi, hai visto mai... un'invasione di campo.


28 aprile 2010

Sciamani moderni...

Ogni tanto bisogna rimpinguare la paura... Ischia ha il "colpo in canna". Una specie di essere senziente la cui natura non potrà far altro che portarla a sparare. L'ineluttabile si scaricherà sul mare e oscurerà il cielo con la sua nube di fumo. O colpirà in qualche modo la costa... Pozzuoli, Napoli. Chi può dirlo? Bisogna stare attenti, vigilare, monitorare, ma anche stare tranquilli. Bisogna continuare a vivere a Ischia, andare a dormire la sera, ma anche stare all'erta. Lo dice un referente importante per quanto riguarda il nostro rapporto con l'aldilà dell'imponderabile e dell'ingestibile naturale. Il capo della protezione civile più rappresentato, raccontato, decisivo ("...se non fosse stato per lui che ha preso in pugno la situazione...") che la storia d'Italia ricordi è una specie di sciamano moderno. Sua è l'unica parola fondante e dirimente, pronunciata nel silenzio della sua sala operativa (così come viene spesso "ripreso"), là dove con i suoi schermi, le sue mappe e i suoi computer, interloquisce con gli spiriti che governano gli eventi naturali.

http://napoli.repubblica.it/cronaca/2010/04/27/news/bertolaso_vesuvio_ischia-3664684/


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3 marzo 2010

Gli anni zero sono come la farina 00

Stavo giusto per spiegare a un mio collega di dottorato che Joss Stone raccoglie la mia pigrizia.
Cosa significa? Sostanzialmente significa che se c'è non cambio automaticamente canale, che nella sua veste di contenuto culturale degli anni 00 scivola in una conca, un letto di fiume diseccato, dove la mia indolenza li accoglie (riceve - proprio come farebbe un maggiordomo) e dove li lascia quasi senza interagirvi a meno che da un controllo più accurato non figurino nella mia black list personale. Punto.

C'è anche da dire che sarebbe meglio lavorare senza questo sottofondo:


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1 marzo 2010

Convegno. Divano. Independence Day.

Mentre smaltisco su uno di due divani posti tra loro perpendicolarmente i postumi di un lungo convegno in Facoltà, rifletto su una importante caratteristica dei film catastrofici di fine '900: la capacità diffusiva del fuoco. Nei film catastrofici di fine '900 il fuoco oltre che se stesso, sta a rappresentare l'indomabilità. Non l'indomabilità della natura in senso lato. Ma l'indomabilità del fuoco. Diciamo: l'indomabilità di un elemento naturale. L'acqua è un altro di questi elementi utili a rappresentare l'incapacità di contenere. Però il fuoco funziona meglio. Le differenze con l'acqua sono chiare e intuitivamente immaginabili. Però il fuoco ha dalla sua la possibilità di essere fruibile in un maggior numero di contesti. L'imporante... ecco, l'importante è che esista un canale di passaggio. Cioè, raramente vedrete, nel cinema, il fuoco bruciare genericamente, così come brucia bruciando nell'incendio. L'indomabilità esistenziale del fuoco il cinema lo rappresenta più frequentemente nella capacità del fuoco di attraversare uno spazio a grande velocità. E consumare intanto l'aria... e poi genericamente tutto. La scena ti dice: il fuoco in questo breve frangente che ha in parte a che fare con l'esplosione, ma in misura maggiore con ciò che la segue (la diffusione incontenibile appunto), il fuoco dicevo, è un evento naturale che sospende qualsiasi possibilità di controllo. Prendi Independence Day per esempio, la quarta volta che lo vedi, dopo un lungo convegno: tutto il resto del film è un gran darsi da fare per sistemare la situazione, cacciare gli alieni, trovare un virus ecc... ecc... ma quando ci sono le esplosioni e il fuoco si infila nei canali di passaggio, sono cazzi.


26 febbraio 2010

PhD venerdì

Volevo solo dire che il venerdì pomeriggio cambia. Cambia a seconda della posizione che occupi nel mondo del lavoro. Questo è sommamente ovvio. Ma ho una predilizione per le riflessioni ovvie che impediscono per loro costituzione l'approfondimento. E' impossibile che sotto quella scorza 'superficiale' non si nasconda un'ulteriore intimità. E l'intimità del venerdì pomeriggio è proprio nascosta lì. Perché tutti se ne vanno prima, fuggendo a riflettere su altro. Che poi... strutturalmente, scavare è scavare: se le possibiltà della riflessione si nascondono tutte sotto una grande pianura piantata all'inglese e tutto è così inglese da non poter scorgere differenze sostanziali, voglio vedere con che faccia mi si verrà a far notare che ho scavato proprio in un posto del cazzo. Per cui ho riflettutto un po' più del solito sulla sensazione di essere in 'questo' venerdì pomeriggio, da solo in un ufficio della Facoltà. Diciamo che un lavoratore ordinario alle quattro e mezzo di un venerdì pomeriggio inizia a sentire veramente che è fatta. Ma quella sensazione rimanda a una determinata percezione specificamente corporea e a un'idea riguardante le ore che verranno, ad odori, colori, paesaggi mentali forse. Diversa da quella che provo ora, diviso tra pratiche amministrative, progetti e studio.


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25 febbraio 2010

Formazione continua


Perché mentre apprendo all'Università che McLuhan è piuttosto superato, Santoro dice in prima serata - febbraio 2010 - che il medium è il messaggio?


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23 febbraio 2010

Sintomi di desertificazione


Nella causa da 1 milione i dollari intentata da da Viacom contro Youtube e la sua massiccia violazione di copyright, il primo prodotto culturale nominato è Spongebob (pag. 2). E pensare che lo considero un cartone animato intelligente...


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13 novembre 2009

Nietzsche

Ci sono cose delle quali la generalità degli umani se ne frega altamente. Tu dici una cosa 'x' e ricevi l'attenzione solo di uno sparuto gruppo di individui che alzano timidamente la testa dal portatile, ti squadrano diagonalmente e dopo un attimo ritornano placidi alle loro eventualità.
E' stato quello che ho pensato stamane quando mi è venuto in mente di scrivere un post su nietzsche. La parola.
Sì perché ogni volta che leggo 'nietzsche' sento di avere a che fare con tre elementi ben distinti e questa cosa prima o poi la dovevo dire. Niet rimanda proprio a niet. Non c'è niente da fare. Dico niet e sento niet. Niet vive di vita propria e occupa una casella fissa nella mia memoria. Ha un divano personale, una televisione e il poggiapiedi. Non ha bisogno di molto altro. Una lampada forse, sulla sua sinistra. Una lampada con un gambo abbastanza lungo che la illumina da sopra. Illumina la scena. Z. Beh, z si inserisce nel termine in maniera abbastanza radicale. Mi fa pensare sempre alla prima volta in cui mi sono buttato giù per uno scivolo dell'aquafan. Zeta. Oppure 'z'. Sta veramente in mezzo. E' una cosa che non riesco a togliermi dalla testa. C'è questo niet-z-sche e quella z lì. E' la tipica cosa che dici: "Potrebbe anche non esserci e sarebbe lo stesso, ma proprio perché c'è... accidenti!". 'Sche' invece è proprio onomatopeico, c'è poco da dire. Penso allo scivolare. Ma non all'azione dello scivolare, quanto piuttosto allo scivolare come forma astratta, preso quasi nel fotogramma in cui la forma inizia a coincidere (separarsi) dal lemma.
E' questo che penso. Il vero problema è fare quello che dovrei veramente fare stamattina. Questo post rimanda, infatti, in ultima istanza, a tutto quello che si fa quando le scadenze da rispettare ti impongono di stare seriamente sul tuo lavoro. Ecco. Ma anche a un tipo che stamattina, in biblioteca vicino a me, ha passato qualcosa come 20 minuti a trascrivere sul cellulare il testo di un libro, senza abbassare il volume dei toni...




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20 ottobre 2009

Daytime / 2

Vado al bar a prendermi il mio bicchiere d'acqua col Nimesulide e mentre sfoglio la Gazzetta giusto per non sembrare uno che sta la bar solo per curarsi, c'è questo tipo alla mia sinistra che da un tavolo attiguo non fa altro che fissarmi, fissare me e la Gazzetta. Il bar è pieno d'avvoltoi. Insomma il tipo è rimasto a fissarmi mentre il Nimesulide scioglieva e io apprendevo che Victoria Beckam pesa ormai 45 kg - è rimasto lì come sui blocchi di partenza. Roba da non credere. Mi sono alzato e ho fatto un passo verso l'uscita... l'ho guardato con la coda dell'occhio fare uno scatto verso la Gazzetta: due passi veloci dal suo tavolo al mio, un istinto quasi primordiale... tutta la parte più superficiale della corteccia cerebrale, tutta la razionalità, la civiltà, la rivoluzione industriale, la cibernetica di secondo ordine, internet, l'intelligenza collettiva... tutto mandato ai cani.


19 ottobre 2009

Daytime

Claritromicina. Tempo grigio. Forse preferivo le Facoltà deserte. Cerotto. Caffè. Cornetto al cioccolato. Ong. Usare certe canzoni come sveglia, presenta controindicazioni… Quando arrivano Meyrowitz e Michelstaedter? Termosifone a palla sulla schiena. Devo avere particolari recettori sulla superficie interna delle orecchie: se metto le cuffie, anche senza musica, mi concentro meglio. Sole. Qualche tempo fa ho reagito con veemenza all’offline-gossip generato dai miei status update: la reazione è stata il breakdown delle comunicazioni. Barba tutto l’inverno? Perché è già inverno, giusto? Cresci pensando che infondo sei come Guybrush Threepwood e finisci per essere uno dei pirati qualsiasi che sfidi nel bosco per parare e imparare insulti. C’est la vie…


1 ottobre 2009

Io contro me stesso

     Io contro me stesso è frutto di un ragionamento abbastanza banale. Si tratta di questo: per ogni pensiero che io possa avere, ce ne sempre un altro contrario presente in me. Oppure un altro che propone una sfumatura lievemente diversa, o un altro punto di vista. Mentre so bene chi è a formulare il primo pensiero, cioè io, il continuo ripetersi delle controproposte nelle situazioni più differenti e a proposito degli argomenti più disparati mi ha costretto ad identificare l’origine di tutte queste altre versioni, in un me interno. Grande semplificazione! Come non esserne persuasi. Qualsiasi disciplina ha dovuto spiegare questa cosa: cioè che esiste una cosa un po’ più solidificata e che ha l’apparenza di durare un po’ di più, mentre tutto il resto bussa alla porta per far parte della festa e iniziare a distruggere tutto.

Sistema: Sì, chi è che sta bussando?
Ambiente: No, abbiamo visto che avete chiuso improvvisamente la porta e pensavamo di entrare.
Sistema: Sa com’è, queste mura che vedete si chiamano casa e questo affare che state colpendo con ripetuta gentilezza è una porta. Quando le mura e la porta sono sulla stessa linea direttrice significa che è chiuso.
Ambiente: Ok, ma fino a un secondo fa non c’era niente. Abbiamo pensato che ci doveva essere una festa a sorpresa lì dentro, qualcosa di grosso insomma. E volevamo entrare.
Sistema: No, guardate. Qua facciamo solo operazioni nostre. Non ve la prendete. Ma non potete aprire.
Ambiente: Ok. Ci apra.
Sistema: No! E ora me ne torno ad interagire con gli altri qua dentro.
Ambiente: Va bene, però ci apra, non si fa un cazzo di interessante qua fuori.
Sistema: ...
Ambiente: Abbiamo un mandato (mentendo spudoratamente)
Sistema:
Ambiente: Ragazzi, sfondiamo!

Così, nel mio caso, l’io che propone quella che in un secondo momento identificherò come la prima versione della faccenda “x” alla quale sto pensando, questo io è solo una riduzione concettuale. Ma diciamo che lo so e mi sta bene. Ovviamente parlo di prima versione perché poi arriva la seconda. Ad ogni modo, il primo a parlare sono io, quello che è cosciente o crede di esserlo. Il continuo e interminabile selezionatore di complessita che non riesce mai a vedersi da fuori.

Io: Dunque, cerchiamo di capire chi sono?
Io: Questo.
Io: Ok, ora invece?
Io: Sei leggermente diverso.
Io: Dai non fregarmi.
Io: Hai detto “non fregarmi”?
Io:
Io: Accidenti, hai provocato ‘x’ cambiamenti, avresti fatto meglio a tacere.
Io: Ma tacendo sento attualizzarsi seconde e terze considerazioni.
Io: Smettila di pensare allora. Stai fisso.
Io: Cosa devo fissare?
Io: Tu! Tu stai fisso.
Io: Ok. Quindi ricapitolando ora chi sono?
Io: Oh, mio Dio, non ce la puoi fare...

Cambia ogni secondo. Anche più velocemente, dipende dalla frazione di tempo che hai selezionato come unità di misura. E poi c’è l’altro. L’interminabile altro che emerge come seconda bolla selezionatrice e si mette alle calcagna della prima, mentre con una manina saluta irriverente tutto il resto interminabile dei pensieri possibili. Per questo sono io contro me stesso. Ho pensato che in fondo è uno dei modi per arrivare alla verità. Io dico una cosa, ma ho sicuramente un’altra opinione che puo coadiuvare la prima. Dopotutto, abbracciare come salvagente le proprie verità è cosa da insicuri, certo può aiutare, infonde autostima, ma lo fa anche avere una quantità enorme di mp3. Per cui mi esprimo, e mi riesprimo. E arrivo ad una conclusione più avanzata. Il metodo dialettico. Niente di più. Da solo, però. Mai da solo anzi. Perché in me contengo tutti gli altri umani, sia per discendenza genetica, sia perché nei vari modi in cui ho fatto esperienza di loro, informano ogni frazione infinitesimale di tempo il mio modo di concepire il reale e contengono inoltre me, il me stesso che ritrovo rispecchiato in loro stessi. Fondamentalmente si tratta di Ezio Filogenetico. Ma questa è un’altra storia.


27 settembre 2009

Post svuota frigo

* 5 minuti a piedi mi separano dalla fermata dell autobus che mi porta in facoltà. Piu o meno al minuto 2,5 c'è una specie di dogana presieduta da un enorme cane bianco dentro un cortile. La dogana è una particolare figurazione mentale del cane, che il cancello limita ai dintorni della casa. L’apertura occasionale del cancello amplia questa fantasia territoriale alla strada adiacente sulla quale passano mezzi a 4 e a 2 ruote e io. Il cane mi avvicina sempre abbaiando, ringhiando e scodinzolando. La padrona dice che è buono e di non preoccuparmi. Provo sempre un certo timore ma cerco di non palesarlo facendo dei mezzi sorrisi al cane mentre immagino come colpirlo. A volte passo con l’autobus, vedo il cancello aperto e rido.

**  C’è uno stretto legame tra lo studio di Luhmann e la tricotillomania. Ipotizzo l’esistenza di un accoppiamento strutturale, ipotesi che ricorsivamente conferma che non ho capito un cazzo. Anche ‘ricorsivo’ conferma la stessa cosa.

*** Non riesco a sopportare di non sapere cosa stia facendo il portatile quando lasciato troppo tempo senza istruzioni gracchia come se stesse trivellando un pozzo petrolifero. Sarà una specie di defrag automatico?

**** La mia capacità di costruire to do list ad elevata complessità sta raggiungendo il parossismo. L’ultima to do list svelerà la matrice nella forma di cose da fare. Come a dire che lo svelamento della matrice è una traduzione


24 agosto 2009

Michael Chang... avrò avuto 14 anni

Oggi abbiamo fatto una fantastica camminata verso la cima del Monte Acuto. Proprio una bella camminata. Non ce l’abbiamo fatta a raggiungere la cima, ma posso ammettere che è stata colpa mia che a un certo punto sostanzialmente non ce la facevo più. Eravamo partiti con un panino e una pizza al pomodoro ciascuno più o meno. E vai che ti vai, alla fine mi sono riportato la pizza fino a casa, la sera. Guardando Chang battere Landl durante gli Open di Francia nell'89 mangiando una semplice banana durante le pause, avevo imparato che durante uno sforzo fisico eccezionale non bisogna mai appesantirsi troppo. Per questo oggi ho distribuito con saggezza il consumo del del panino in trance separate lungo il viaggio. Al ritorno, comunque, dopo un lieto collasso tra letto e divano, ho sentito fame del tipo: cazzo… ora ho proprio fame. Non avevo energie a disposizione per mettermi a cucinare, né cibo in frigo, o meglio: né cibo in frigo che riuscissi a ricordare senza alzarmi dal divano (un cibo particolarmente allettante avrebbe prodotto la reazione adrenalinica necessaria a sospingere il mio corpo fino al portello del frigorifero). E’ stato lì che m’è venuta in mente la pizza nella borsa… Pura magia.


22 agosto 2009

Sociologia della catena di montaggio on-line

Capita di passare una bella serata. Una cena fra amici. Ma mi capita raramente di poterne parlare on line, come mi succede ora, sapendo che questi non mi leggeranno. Avevo voglia di dirlo: che ero stato bene. Che era stata una fantastica serata. Avevo voglia quasi di esagerare con gli aggettivi. Avevo voglia di fissarla, anche, questa sensazione. O anche no: semplicemente di parlarne. Ma mai di renderla ai destinatari, quasi fosse un affronto del quale chiedere credito. Perché non tenerselo per sé? Perché metterlo in linea, quasi fosse una catena di montaggio disponibile al prossimo perché faccia della mia parte quello che vuole? Insomma non puoi dirglielo subito: cazzo quanto sono stato bene stasera, questo è ovvio, ma neanche il giorno dopo online.


18 agosto 2009

Promesse...

Alla fine una promessa è una promessa e vince la contraddizione madre tra il fatto che questa cosa del blog doveva essere finita e il fatto che  la giornata di oggi è stata dedicata alla riapertura dei vecchi blog. Quindi eccomi qua.

Avevo molte cose da dire tornato a casa da una grigliata intinta in diversi bicchieri di vino. Rosso.

Ora però mi si stanno chiudendo gli occhi.

Pochi minuti fa hanno dato alla radio The power love di Huey Lewis and the news, Se assumiamo 'q' come misura del tempo trascorso dal mio ultimo ascolto del pezzo, 'i' la sua importanza relativa al mio vissuto, 'c' il grado di incredibile coincidenza temporale con l'avvio di Windows (Vista), riusciamo ad interpretare la risposta del mondo del rock and roll all'intenzione di riaprire il blog.


15 maggio 2008

Salute!


Ecco...
arrivato a questo punto considererei l'esperienza di questo blog sostanzialmente chiusa.

Trovate l'elenco dei post vecchi qua sulla destra.

Se quello che avete letto vi è piaciuto, fatelo conoscere.

Se volete contattare l'autore scrivete a:
lorenzo.giannini@uniurb.

Dove mi trovate ora?
- sono l'autore del blog Cultura Riproduttiva per la ricerca Creare e Comunicare Cultura Riproduttiva (Uni.Urbino)
- sono stato l'autore del blog 100 città sicure per il Forum Italiano Sicurezza Urbana
- cliccate qui per un'apparizione speciale al progetto Conversazioni dal Basso
- collaboro al progetto collettivo Festival dell'Uomo.


Cheers!




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2 aprile 2008

Avere trent'anni... e un giorno

     La vita è un po’ come dire: “Ah... sai?! C’era una cosa che mi ero dimenticato di dirti l’altro giorno: non c’è nessuna certezza. Beh, lo so, che così su due piedi da un po’ fastidio, ma... lasciatelo dire, devi capire che l’unico appiglio che ti verrà concesso, sarà avere la consapevolezza che l’essere è di natura itinerante. Sì... fai pure quante acquisizioni vuoi, non sarò certo io a negartele... ma... sappi che saranno sempre parziali. Sì. Non potrai mai sedertici sopra, se non nella consapevolezza che quella seduta è molto instabile e che se non sei pronto, spiritualmente intendo, rischi di farti abbastanza male”
     E poi ti rompi le palle, perché vivere nell’incertezza e essere “spiritualmente nomadi” è bello per un po’, ma se lo fai veramente, alla fine vorresti solo che ti facessero un endovena di verità indubitabili.
     Ecco perché superati gli enta, la maggior parte dei nostri coetanei si riempono la testa di cazzate e te le rivendono come verità. Non è colpa loro. E’ appunto l’incertezza di cui sopra.

Essere umano di trent’anni e un giorno: Buongiorno dottore.
Dottore: Mi dica.
E: Non ce la faccio più a sostenere un pensiero mobile e fluido. Mi fa sentire male.
D: Non si preoccupi. Ho qui quello che fa per lei.
E: Grazie dottore.
D: Reclini leggermente la testa, per cortesia. Le farò un’iniezione nel cranio.
E: Oibo!
D: Si tratta di un potente concentrato di cemento. Il liquido entra nei meandri del suo cervello e in pochi secondi si stabilizza. Vedrà che dopo starà molto meglio. Tutte le sinapsi rallenteranno e il pensiero si solidificherà rendendole un’idea chiara e definitiva della realtà.
E: Molte grazie, in effetti... mi sento già meglio.
D: Prego, ora è pronto per la carriera universitaria.

     Quando sei ancora molto piccolo, un pensiero ancora lucido te li fa distinguere subito: tra i tuoi coetanei sono quelli che ti spaccano tutti i giorni le palle sulla loro squadra di calcio, o sullo sport che praticano. La loro tenera età li può ancora scusare. Certo, sono degli stronzi, ma probabilmente i loro genitori non li stanno crescendo in maniera propria – spesso pagano poi nell’adolescenza questo approccio verso l’alterità, per cui se avete meno di 10 anni e leggete abitualmente questo blog, pazientate.
     Durante l’adolescenza, allargano il novero delle loro certezze a tutta la realtà debitamente suddivisa in categorie di consumo: figa, motori, calcio, sport, cinema, fumetti, vita familare, musica, politica internazionale, politica interna, filosofia ecc... Per ognuna di queste categorie dispongono della lettura più chiara e definitiva. I loro genitori in questo caso c’entrano solo di rimando: sta iniziando a dissiparsi infatti la loro aura sacrale, non sono più un riferimento certo, e l’adolescente tende a rifugiarsi in altre certezze che, nel loro funzionamento corretto dovrebbero fungere da viatico per una maturità vissuta con un’approccio più complesso. Ma nonostante i nostri migliori auspici, negli anni successivi invece di cercare di sopportare la complessità della realtà, i nostri post-adolescenti si rifugeranno nella droga, nel lavoro compulsivo, nel consumo compulsivo e cambieranno idea tutti i giorni, anzi, all’interno della stessa giornata, passando da Rai 2 a Italia 1, senza neanche rendersene conto. Se siete adolescenti e leggete questo blog, guardateli come fossero degli emeriti stronzi e attendete con serenità il loro declino, ad un certo punto si iscriveranno a Sociologia.




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26 marzo 2008

Se devi proprio comprare le corde nuove, assicurati che siano 0.10...

     Non voglio più scassare le palle nei blog altrui e allora commento da qui.
So bene che mi leggete massimo in cinque, ma so anche che grazie a questa premessa, quando lancerò i razzi segnaletici per far partire la rivoluzione non perderemo troppo tempo a decidere in quale autogrill incontrarci. E rivoluzione sarà.
     Danneggeremo prima gli autovelox, poi mentre uno di voi si metterà al volante, io salirò sul tetto dell’auto e mi lancerò sul cofano di quello stronzo con il Suv che ci stava attacato al culo e andava via di abbaglianti come un isterico. Prima gli chiederò le sue ragioni e poi lo strozzerò con la cintura di sicurezza. Lo lancerò sul sedile del passeggerò e manovrando abilmente per inchiodare perpendicolare alla via di transito, tirerò fuori due grandi fucili a lunga gittata con i quali sparerò ai successivi Suv in arrivo. Bum. Pam. Fuori uno. Grande esplosione. Fuori due. Incredibile capriola del secondo Suv che salendo al cielo si trasforma in robot, tira fuori una chiatarra elettrica e con un colpo ad angolo di 45° sfonda l'autogrill Fini sulla destra. Sostanzialmente perché non gli piace il nome, anche se ama i suoi panini.

     Commento quindi da qui La politica dei blog da La memoria delle cose e i commenti al post.
Due punti e a capo.
     Come sanno in molti, non appena laureato ho deciso che avrei utilizzato definitivamente Wikipedia come punto di riferimento per la verità collettiva. Ora, dato che Wikipedia dice che la politica è l'arte di governare la società, mi chiedo: se ognuno nel suo piccolo governa dal suo blog, chi è che viene governato? Cioè, mi va anche bene essere tutti politicamente attivi, ma se poi nessuno fa il passivo non è che sprechiamo energia (mentale ed elettrica)? La faccenda del blog come atto politico può essere sostanzialmente vera, ma come tutte le cose fatte in rete si pone sempre sul crinale dell'etnocentrismo mentale:

Mente: hai visto? oggi ho scritto un post molto bello sullo sfruttamento dei chiodi a capocchia rotonda in Kurdistan
Corpo: Ah ah. Certo, interessante. Perché prima mi hai impedito di fermarmi a parlare con quella chiave a brugola? Mi sembrava avesse un problema.
Mente: Stavo pensando al post sui chiodi.
Corpo: Sì, però...
Mente: Non iniziare! Hai idea di quante chiavi a brugola leggono il mio blog?!

     Poi nascono due problemi logici:
1. Fossimo quasi tutti attivi servirebbe un residuo di inattivi che devono subire il nostro governo. Io personalmente, non saprei godere di una situazione del genere. In prima istanza vorrei facessero anche loro politica. Non glielo direi in faccia, però farei loro delle proposte per vedere se la cosa puo interessargli. Anzi. Gli parlerei del tempo e delle vacanze in Alto Adige ed entrerei lateralmente nella questione con paradossi linguistici e metafore.
2. Il primo problema logico porta al secondo: chi subirà le decisioni degli attivi, quando anche l'ultimo essere umano avrà aperto un blog? E' come andare a vedere un concerto, tutti con la propria chitarra elettrica e il proprio amplificatore e tutti a voler proporre la propria particolare musica o la propria particolare variante del riff di Sweet child o’mine. Ma scherziamo?! Immagino già quanto si incazzerebbe Dio:

Dio: Ok. Non era ancora il momento ma... ehi!? Quassù! Per favore! Un attimo di attenzione! Ok. Grazie. Dicevo. Non era ancora il momento ma devo proprio presentarmi. Salve a tutti. Sono Dio. Ecco, questo che vedete è il mio pollice. Vi piace? Apprezzate la levigatura delle impronte digitali. Belle vero? Bene. Se sento suonare solo un’altra nota faccio fuori trecento di voi in un solo colpo. Laghi di sangue, budella, eccetera eccetera. Ok? Bene, grazie. Ci vediamo domenica.




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28 febbraio 2008

Per chi suona la Kamchatka

    Mi capita di consultare Wikipedia.
Cos’è un gene ad esempio? Chi non ha conversato almeno una volta la scorsa settimana sui geni? Nessuno è veramente esperto di geni e così ognuno porta le informazioni che riesce a raccattare qua e là, chi da un approfondimento televisivo, chi rubando conversazioni di metà pomeriggio in qualche piccolo bar di campagna dove i bicchieri sono spessi quanto la sbronza da vino bianco sotto il sole e nel retro i bambini giocano a fare i grandi con tre carte, un asso per sognare e due bicchieri di spuma.

    Quello che voglio dire è: tu come giochi? Lo sai che rischi di parlare di niente? Altrimenti spiegamelo dove sta il gene, qual è la sua essenza. Perché tutti ne parlano.
    Il mio problema è che almeno 3 variabili giocano a mio sfavore e mi impediscono di raccattare informazioni sui geni al modo dei grandi pensatori del passato, quando ancora si raccattavano informazioni consultando le enciclopedie classiche:

variabile a) la volontà di informarmi sui geni
variabile b) essere nel XXI secolo
variabile c) essere me

Essendo me (c), non avrò certamente abbastanza denaro per acquistare l’enciclopedia su carta più aggiornata del mondo, l’unica che può veramente credere di poter sfidare Wikipedia nei 10.000 siepi virtuali alle olimpiadi dell’accumulazione di informazioni.

Essendo il XXI secolo (b) ed essendo me (c), potrei avere un desiderio irrefrenabile di cercare ugualmente in biblioteca, dove troverei enciclopedie vintage anni ’70 che in nessun modo potranno competere non tanto con Wikipedia, quanto piuttosto con qualsiasi altra fonte, come ad esempio fermare un passante e chiedergli informazioni sui geni, oppure fermare un passante, chiedergli di informarsi da una fonte qualsiasi e poi di inviarmi un sms con la definizione (evento altamente improbabile, anche se, nel caso in cui il suddetto passante dovesse a sua volta disgraziatamente scegliere questo post come fonte, scatenerebbe una serie di rimandi di informatori a causa dei quali ne uscirebbe fuori il paradosso seguente)

Lorenzo: Salve, scusi il disturbo, avrei bisogno di informazioni sui geni
Memorie: Che strano. Non mi crederà, ma ho appena scritto sul mio blog a proposito dell’utilità di fermare un passante a caso e chiedergli informazioni sui geni. Strana la vita.
Lorenzo: Ah, ah. Capisco. Senta però, nel caso lei possa aiutarmi, vorrei che evitasse di darmi troppe informazioni: devo far rientrare tutto in un sms.
Memorie: Mh... la cosa si fa interessante. E’ proprio quello che ho appena scritto... Va be’, abbia un attimo di pazienza che vado a prendere l’encicl... AAAHHH! Ma?! Scusi, cos’è quella cosa là dietro?!
Lorenzo: Laggiù intende? Niente, è solo l’ultimo modello di porta spazio-temporale. Bella vero? Il modello Brandford Marsalis Deluxe. C’è la possibilità che da voi non sia ancora arrivata. Ma... è un prototipo, una versione beta. Non ne parli troppo in giro, per cortesia.
Memorie: (???)
Lorenzo: Sì... rispetto alle vostre, queste qua fabbricate a Plutone consumano un po’ meno anidride e risparmiano il 15% del tempo ogni 300 utilizzi.
Memorie: Oh! Buon Dio! Perché, che anno sarebbe questo per lei?!
Lorenzo: Dunque... il 2515... Senta non mi dica che mi hanno rifilato un pacco. Mi avevano garantito che i problemi con i decimali di mese erano stati overclocckati
Memorie: (...)
Lorenzo: Scusi, la vedo un po’ disorientato... sto parlando dell’Informazione. Sono qua da lei per chiederle l’Informazione, capisce. Stiamo cercando di risolvere quel paradosso scatenato 500 anni fa dal terrestre che si era inventato la storiella su Wikipedia e sulla vecchia teoria dei geni. Beh... le devo confessare che siamo quasi arrivati al punto di sapere la risposta alla domanda che pose quel primo uomo.
Memorie: (???)
Lorenzo: Signor Catena Alimentare, non sono qui per caso... Siamo arrivati a lei dopo una lunghissima ricerca. Non ci deluda la prego, è la nostra ultima speranza.
Memorie: (...)
Lorenzo: Tutto bene?
Memorie: (...)
Lorenzo: Signor Catena Alimentare?!
Memorie: (...)
Lorenzo: (...)
Memorie: Fico!

    Ovvio che se si confrontano le enciclopedie cartacee e virtuali proprio su un tema il cui incremento di conoscenza a riguardo è ancora così rapido, anche l’enciclopedia più aggiornata del mondo rischia di trovarsi in svantaggio.
Proprio per questo mi capita di consultare Wikipedia.

    Ma quello che io pretendo, è che Wikipedia pubblichi nella stessa pagina della voce che ho cercato, anche la faccia e il curriculum di chi l’ha aggiornata. Soprattutto la faccia. Tra le persone che conosco, sono poche quelle che possono permettersi di dare informazioni su un qualsivoglia contenuto. Se io potessi vedere la faccia e leggere il curriculum di chi ha aggiornato la voce gene su Wikipedia, probabilmente non supererei la terza riga.
    Non glielo permetterei di dirmi cos’è un gene!

    Non voglio più ritrovarmi nel tragitto biblioteca - casa, vedere le solite facce losche da bar metropolitano, capitalisti in doppio petto con valigie così piene di soldi che sbucano fuori dagli angoli, strani personaggi con la testa di coniglio e la tuta da ginnastica, donne con la barba, uomini danzanti in perizoma e vivere con l’ansia e il sospetto che il lemma gene lo possa aver editato qualcuno di loro. Come posso fidarmi? 
    So bene che la voce ‘gene’ in un costante progresso di correzioni e revisioni fatte dagli utenti, migliorerà con il passare del tempo, ma ogni considerazione in merito decade quando penso al fatto che ci sono delle persone dietro, con le loro biografie, i loro percorsi di studio, costitutivamente insufficienti. E ancora, mi ritrovo a desiderare la voce da vecchia enciclopedia. Ufficiale. Seria. Fondata. Monolitica. Imperiosa. La Verità. Proprio come mi è capitato di provare soltanto venerdì scorso:

Memorie: Allora... vediamo un po’ il lemma gene ...
Enciclopedia: Certo, subito.
Memorie: Dunque... Gallipoli... Garantire... Gatto ... Gba ... ecco qui: gene !
Enciclopedia: Sì... allora: dicasi gene... ecco... Il gene... mh..
Memorie: Sì?
Enciclopedia: Certo, certo... è che... in verità non mi sento molto bene...
Memorie: Che succede. Qualcosa non va?
Enciclopedia: No... improvvisamente... no, non mi sento affatto bene... cough... cough... So che sembra che lo sto facendo apposta...
Memorie: No, no. Che dici? E perché dovresti?
Enciclopedia: Eh... sai com’è... cough, cough... accidenti, proprio ora...
Memorie: Aspetta, vado a chiamare qualcuno...
Vecchia enciclopedia: No... no, rimani qui con me, guarda... cough, cough... ce la posso fare... dunque: Il gene... . cough... cough
Memorie: Dimmi, piccola Treccani...
Vecchia enciclopedia: Il gene è...
Memorie: Ti prego, è un’informazione molto importante per me
Vecchia enciclopedia: Lo so. Ma non so se ce la farò, sono molto stanca...
Memorie: Guarda, stenditi qui, ad un tratto sei diventata così pallida. Non sprecare le forze, devi resistere, i soccorsi stanno sicuramente arrivando...
Vecchia enciclopedia: Sì... cough, cough... ti dirò tutto quello che vuoi sapere. Allora... il ge-ne...
Memorie: Tieni. Bevi un sorso d’acqua. Non puoi lasciarmi ora, ti prego, ho ancora bisogno di te... stringimi la mano forza...
Vecchia enciclopedia: Oh... cough, cough... sto male, sento freddo...
Memorie: Il gene forza, cos’è il gene, resisti...
Vecchia enciclopedia: Il gene è... il gene...
Memorie: Forza
Vecchia enciclopedia: Ah... no... non, non posso crederci...
Memorie: Cosa?
Vecchia enciclopedia: Perché lo hai fatto? Sei soltanto un tra... cough, cough...
Memorie: Che cosa? Che cosa ho fatto?!
Vecchia enciclopedia: Maledetto... tra...
Memorie: Non capisco?! Me lo ha detto? Chi te lo ha detto?!
Vecchia enciclopedia: Maledetto... sei un tradito...
Memorie: Piccola?! Enciclopedia?! Enciclopedia?! Nooo!!! Non mi lasciare!!!

***

Wikipedia: Non ce la poteva fare. Hai sperato inutilmente
Memorie: Cosa ci fai qua? Dovevi rimanere nascosta.
Wikipedia: Mi dispiace.
Memorie: Quando te ne sei venuta fuori? Non ti avrà mica visto?
Wikipedia: Sì. Ho preferito che all’ultimo mi vedesse. E’ meglio così per tutti, credimi. Non devi sentirti in colpa.
Memorie: Sentirmi in colpa?! Maledetta! Credi di poter sbucare fuori così e sconvolgermi la vita? Mi credi il tuo burattino?
Wikipedia: Amore mio. Non fare così. Sai bene che non poteva competere con me su un lemma come gene . Ora... saremo finalmente solo io e te.
Memorie: Va al diavolo! Non volevo finisse così tragicamente. Mi bastava si rendesse conto della sua costitutiva insufficienza. Invece tu no! Tu già prefiguravi la sua fine! “Chiedigli dei geni, chiedigli dei geni!”, mi dicevi. Tu sapevi tutto!
Wikipedia: Senti... non litighiamo, ho quell’informazione che cercavi.
Memorie: Lasciami in pace, voglio stare solo.
Wikipedia: Parlo della Kamchatka.
Memorie: (...)
Wikipedia: Ricordi?
Memorie: Dici sul serio? Vuoi dirmi che hai quell’informazione sulla Kamchatka?!
Wikipedia: Sì. Guarda tu stesso la cartina geografica aggiornata dal mio ultimo utente. E’ uno Stato veramente esistente, amore. Si trova in Russia.
Memorie: (...)
Wikipedia: Allora. Mi ami ancora?
Memorie: Mh... dovrai fare un po’ più di così. Dannazione, non potevi aspettare a venire fuori?! Stava tirando le cuoia!
Wikipedia: (...)
Memorie: (...)
Wikipedia: Memorie?
Memorie: Sì?
Wikipedia: Pensavi veramente che la Kamchatka esistesse solo su Risiko.
Memorie: Beh sì, perché? Superati i trent’anni uno ha il dovere di sapere tutto?!
Wikipedia: No, però... qualcuno potrebbe pensare che sei un po’ coglione.
Memorie: Appunto per questo sono venuto da te. Perché mi vergognavo a chiederlo agli altri.
Wikipedia: Ah... sei il solito povero cretino... come farei senza di te?!


24 dicembre 2007

C'è chi può e chi non può. Io posso.

    Di solito, sotto Natale, metto da parte per una mezz’oretta l’odio che provo per la nostra specie, e faccio qualcosa di buono. Me lo hanno insegnato alle scuole elementari. Lo chiamavano fioretto.
    Quando ero piccolo, una specifica categoria di esseri umani più adulti, aveva la pretesa di utilizzare questo concetto del fioretto . E di farti fare delle cose. Lo proponevano in determinati luoghi come scuole, o stanze di catechismo.
    Crescendo ho capito che la maggior parte degli adulti con cui avevo a che fare al di fuori dell’ambiente familiare, non aveva la minima idea della natura delle cose che facevano, o proponevano. Non sapevano dove stavano di casa. Non sapevano in che mondo vivevano. Molto banalmente, ne ignoravano l’etimologia. Ma gli andava bene così.
    Per questo credo che i bambini dovrebbero continuare a chiedere il significato delle cose agli adulti, anche quando ormai hanno superato la fase dei “perché?!”. Soprattutto al di fuori dell’ambiente dei propri cari, dovrebbero limitarsi a reagire in uno di questi modi:
a) Perché, tu quando avevi la mia età lo facevi?
b) Ma stai scherzando?! Tu non hai la minima idea del significato della cosa che mi stai chiedendo!
c) Sì?! E cosa vorrebbe dire?! Intendo la sua etimologia.
d) Ma dai! Ti sei mai chiesto per quale motivo sei arrivato a chiedermi di fare una cosa del genere?!
    Gli esseri umani più adulti, quando io ero piccolo, vivacchiavano perché erano finiti in una fase economica fortunata. E noi ce la siamo presa nel culo.
Per questo ho progressivamente ridotto il tempo che dedico alla bontà. Ed è stata un’impresa difficile ridurlo ulteriormente, perché non ricordo di una sola volta in cui ho fatto un fioretto.
Non avevo bisogno di chiedere l’etimologia delle cose, non le facevo e basta.
    Quest’anno, ho deciso di dedicare la mezz’oretta di bontà, per consigliare la lettura di una serie di post di miei conoscenti, che trovo molto interessanti. Non di tutti condivido il contenuto, ma sono comunque degli spunti. Cheers!

- Asian scrive della sua vita di avatar
- I confini della comunicazione  commenta l’articolo di Giulio Palermo del Manifesto, sui ricercatori universitari e la cooptazione.
- Roberta Bartoletti  parla della violenza sul femminile.
- Giovanni Boccia Artieri  parla dell’arto fantasma del cyborg.
- Fabio Giglietto sul MySpace per adulti.
- Fabio Giglietto e le abilità etiche in rete.
- Laura Gemini su arte e comunicazione
- Roberta Bartoletti sul denaro in second life




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18 dicembre 2007

Qui non si lascia niente al caso.


[
Monty Python - Dead Parrot]

Esami finiti.

Il filmato?
Ovvio.
Durante l'ultimo esame, si è parlato anche di questo.
Esattamente di questo sketch.




permalink | inviato da dadd il 18/12/2007 alle 18:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


14 dicembre 2007

Sì, lo so, sono molto simpatico e intelligente...

Chi me lo regala per Natale?




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14 dicembre 2007

Cronaca di una saturazione annunciata / 2

(Avevamo lasciato il nostro uomo saturato a gestire il sovraccarico di informazioni, ma le cose dal quel giorno sono cambiate ed ecco come lo troviamo questo pomeriggio ).

Arriva un grosso tir. Il conducente frena a pochi metri dal nostro uomo, abbassa il finestrino, si sporge leggermente appoggiando il braccio sinistro sul bordo.

Camionista: Ehilà... ho un carico per questo indirizzo, posso parcheggiare qui?!
Saturato: Dipende da cosa deve scaricare!
C: Abbiamo un intero camion di precarietà.
S: Ah, mi dispiace. Deve aver sbagliato, io qua gestisco informazioni. Purtroppo non so come aiutarla.
C: No, no, guardi... nessun errore. E’ un intero carico di precarietà per lei. Dicono che per un po’ se lo dovrà tenere!
S: Senta, so che lei si occupa solo del trasporto e non è colpa sua, ma proprio non c’è posto per la precarietà quaggiù!
C: Suvvia, lei ha le spalle larghe, è un tipo d’esperienza. Sono sicuro che saprà come gestirla!
S: Ma ha provato con i centri di smistamento qua a lato. Non li vedo mai troppo indaffarati. Forse hanno spazio libero. Magari le rendono un po’ di serenità, così non fa un viaggio a vuoto!
C: Figurarsi!
S: Si lamentano tanto dei problemi di logistica in Italia, dicono che metà dei camion viaggiano vuoti... Perché non prova?!
C: Senta... qua c’è il suo nome, devo proprio lasciargliela questa precarietà. E poi la serenità non se la vuole tenere nessuno. Fanno un gran parlare, ma poi chissà perché è tutta ferma al magazzino centrale!
S: Lo so, lo so. C’ho provato io a tenerla... dopo tre giorni inizia a puzzare.




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Vecchi post:

-Avere trent'anni... e un giorno
-Se devi proprio comprare le corde nuove, assicurati che siano 0.10...
-Per chi suona la Kamchatka
-C'è chi può e chi non può. Io posso
-Qui non si lascia niente al caso
-Cronaca di una saturazione annunciata / 2
-Nuovo header
-Ehggià...
-...
-Anch'io tiro la catena
-Stica!
-Musica per ascensori
-Blogtherapy (forse è meglio essere chiari sui motivi che ti spingono a tenere un blog)
-Un caffè macchiato, grazie / 3
-Un caffè macchiato, grazie / 2
-Un caffè macchiato, grazie
-Cronaca di una saturazione annunciata
-Non sarai mica tra quelli che avversano la modernità?!
-Grazie!!!
-Quando la coppia scoppia!
-Essere disturbato mentale di medio livello oggi
-Rivoluzioni
-Io, turista? / 3
-Io, turista? / 2
-Io, turista?
-“Non farti il bullo toccare!”
-Cucina a impatto zero
-Saluti a Weehawken...
-Lo immaginavo, che anche se lo zombie va a rilento, non si sopravvive lo stesso... / 2
-Lo immaginavo, che anche se lo zombie va a rilento, non si sopravvive lo stesso...
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